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Nella Repubblica del Prosciutto

I migliori li trovi a Faeto, Subappennino dauno, e sono neri

Domenica XXII sagra. Degustazione, esposizione di maioliche, falò in piazza e musica con le "majorettes"

A Faeto, "Repubblica del prosciutto", nel Subappennino Dauno, i migliori maiali sono neri.

A loro dedicano, il 2 febbraio, la XXII edizione della "Ffète de lu Cajunne", sagra del maiale. E' un'iniziative della Pro Loco di Faeto il cui presidente, D'Onofrio Giovanni, intende offrire ai cultori delle tradizioni e agli estimatori del mangiar bene, eccellenze gastronomiche in un ambiente assai ameno di boschi e montagne. E per di più con l'ospitalità dei franco provenzali di Fait, così si chiama Faeto in quella lingua.

Carne di maiale arrosto, soffritto, una specialità faetana a base di carne di maiale e peperoni sott'aceto, ciccioli, salsiccia di maiale nero, "pizza uènte" (pizza unta), pane tra i migliori di Puglia, Prosciutto, soppressate, capocollo, pancetta tesa, arrotolata, guanciale, sugna: questi alcuni dei motivi di richiamo gastronomico per i "curiosi viaggiatori".

Oltre, è ovvio, quelli culturali come appunto le tradizioni franco provenzali, il museo etnografico nella "Casa del Capitano". inoltre spettacoli e intrattenimento accompagnati da buon vino.

Questo il programma: visita in piazza Quattro Cantoni all'esposizione di maioliche e terrecotte, visite guidate ai salumifici per assistere alla preparazione della salsiccia a punta di coltello, Santa Messa, visita diretta dal C.N.R. di Lesina all'allevamento di maiali neri di Faeto, accensione di falò in piazza.

Nel primo pomeriggio, nella piazza principale del paese, esperti norcini mostreranno la delicata operazione della depilazione di un maiale nero (già macellato), quindi degustazione del soffritto accompagnato con pane unto e dorato nel grasso di suino.

Gli intrattenimenti sono assicurati dalla banda e dalle "majorettes" di San Severo, nonché da discoteca e balli con i deejay Bara Cuba Aniamtio.

Cos'hanno di così speciale i suini neri, specie autoctona allevati a Faeto?

"L'aria secca e umida al punto giusto è l'ideale per la stagionatura ed insaccatura delle carni", spiega Ciro Moreno, ritenuto uno dei più esperti norcini di Faeto. Inoltre c'è l'alimentazione biologica, allo stato brado, a base di radici, bacche, ghiande, castagne e granturco, l'acqua di sorgente cui s'abbeverano, l'aria di montagna a fare del "cajunne" un bravo e buon maiale. E, per di più, con un basso contenuto di colesterolo poiché ha carni magre. Faeto /sembra che il nome derivi da faggio) è, infatti, a 866 metri s. l. m. ed è immersa tra querce, carpini, castagni, sanguinelle, noccioli, cornioli e faggi, che bene alloggiano nel bosco comunale detto "Difesa Vadicola". Inoltre tante sono le sorgenti e torrenti che scorrono sino alla vicina Valle del Celone.

Il franco provenzale non è un dialetto, ma una lingua proprio quella "lingua d'oc" franco provenzale che ancora si parla, oltre che in alcune zone della Valle d'Aosta, anche a Faeto comune nella vicina Calle di San Vito.

Due le circostanze che hanno lasciato questa eredità linguistica: la prima è che un gruppo di valdesi per sfuggire alle persecuzioni dei papi avignonesi (siamo attorno alla seconda metà del Duecento), si siano rifugiati a Faeto. L'altra secondo un editto del1224 di Carlo I d'Angiò che richiamava famiglie "di buona qualità artigiana" e "conoscitori di macchine da guerra" per popolare zone a pochi chilometri dall'attuale Faeto. Così l'8 luglio del 1269, duecento soldati franco provenzali che si trovavano in località Casal Crepacore, poco distante, aderirono all'iniziativa e, finita la guerra, furono raggiunti dalle famiglie fondando Faeto e Celle San vito.

Curiosi viaggiatori, per in formazioni sull'ospitalità telefonate allo 0881973209. In ogni occasione, "bunvnì a Fait" siate i benvenuti a Faeto e un ben augurante "accunnì'" arrivederci, per quando lascerete la repubblica del prosciutto e della dolce lingua d'oc.

Vittorio Stagnani

Gazzetta Weekend con La Gazzetta del Mezzogiorno

Venerdì 31 gennaio 2003

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